
Viaggio di gruppo in Groenlandia
La Groenlandia non è un posto da spuntare su una lista.
È un luogo che va capito con il corpo prima ancora che con la testa. Per questo abbiamo costruito un itinerario di 12 giorni, pensato non per “vedere il più possibile”, ma per vivere la Groenlandia nel modo giusto. Qui non veniamo a inseguire le solite tappe o a collezionare foto tutte uguali: veniamo per goderci questo posto sul serio, entrando nel suo ritmo, accettando i suoi tempi e guadagnandoci ogni panorama.
In questi 12 giorni attraverseremo il sud della Groenlandia seguendo una logica chiara: prima l’avventura, poi la comprensione.
Ci muoveremo in kayak tra iceberg veri, cammineremo sopra un ghiacciaio attivo, dormiremo in tenda davanti a fiordi silenziosi e tundra infinita. Ogni giornata è pensata per costruire quella successiva, senza salti, senza scorciatoie, senza comfort inutili.
Partiamo da Qaqortoq e Qassiarsuk, ma è solo l’inizio. Entriamo in modalità spedizione nel fiordo di Sermilik, dove il kayak è l’unico modo sensato per muoversi, e impariamo a leggere acqua, ghiaccio e vento. Saliremo sul ghiacciaio con ramponi ai piedi, sentendo sotto di noi il ghiaccio blu vivo, e attraverseremo la tundra con l’Inland Ice alle spalle e i fiordi davanti, in uno dei paesaggi più potenti del pianeta.
Quando il corpo avrà fatto il suo lavoro, il viaggio cambierà ritmo senza perdere intensità.
Navigheremo nel Qooroq Ice Fjord fino al limite imposto dal ghiaccio, rientreremo a Qassiarsuk e cammineremo nella Brattahlid vichinga, dove Erik il Rosso si stabilì nel 985. Qui natura estrema e storia umana si incontrano, oggi riconosciute come Patrimonio UNESCO.
Questo viaggio non è pensato per tutti. È pensato per chi vuole sentire di essersi meritato ogni vista, ogni silenzio, ogni sera stanca e soddisfatta.
🍌 Qaqortoq e Qassiarsuk, porta d’ingresso alla Groenlandia del sud
🍌 Kayak tra iceberg nei fiordi artici
🍌 Pernottamenti in tenda in ambienti remoti
🍌 Trekking sulla tundra e sopra un ghiacciaio
🍌 Qooroq Ice Fjord, uno dei ghiacciai più attivi del sud
🍌 Navigazione tra iceberg fino al limite del ghiaccio
🍌 Brattahlid e la Groenlandia vichinga, Patrimonio UNESCO
In Groenlandia non si passa. Si resta. Anche quando si torna a casa. Vieni?







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Partiamo dall’Italia con un volo che ci porta a Keflvik, in Islanda.

Che ci facciamo qui?! Eh, ci facciamo che dobbiamo aspettare domani, per prendere il vero volo che ci porterà a destinazione. La Groelandia non è dietro l’angolo. Ma poco importa! Ci facciamo una cena in terra Islandese, e iniziamo a fantasticare sulla settimana che ci aspetta. Dormite, che la notte passa in fretta!
Boom! Voliamo: direzione Groenlandia. E già dall’aereo capiamo che questa non sarà una settimana normale.

Atterriamo a Qaqortoq, che è la “grande città” del sud del Paese (concetto molto elastico). Case colorate, aria artica che ti schiaffeggia la faccia e quella sensazione immediata di essere finiti molto, molto lontano da casa.
Non facciamo in tempo a realizzare dove siamo che si riparte subito: saliamo su un gommone veloce e attraversiamo il fiordo tra iceberg giganti che galleggiano per arrivare a Qassiarsuk, un villaggio minuscolo: qui non ci sono strade, negozi o bar, ma c’è l’inizio della nostra spedizione.
Cena, briefing sulla spedizione che ci aspetta nei prossimi giorni e poi tutti a dormire. Prima notte in Groenlandia. Domani, si inizia.
Sveglia presto, aria fredda che ti rimette subito in asse e silenzio totale. Oggi si parte a piedi, perché in Groenlandia le cose si guadagnano (anche) camminando.

Iniziamo con un trekking verso Tasiusaq, una piccola farm isolata affacciata sul fiordo, dove vivono pochissime persone e dove il concetto di “vicini di casa” è molto, molto relativo. Il sentiero attraversa prati, colline e punti panoramici che ti fanno già capire che questa settimana non assomiglierà a nessun altro viaggio fatto finora.
Arrivati a Tasiusaq cambia tutto: qui comincia ufficialmente la spedizione in kayak. Si prepara l’attrezzatura, si caricano i kayak, si imparano le basi fondamentali per muoversi in sicurezza in ambiente artico. Posizioni, manovre, gestione del carico, e soprattutto come comportarsi quando l’acqua è piena di ghiaccio. Montiamo il campo tendato e passiamo la prima vera notte fuori, lontani da tutto.
Niente luci artificiali, niente rumori umani. Solo fiordo, vento leggero e… noi.
Oggi si entra nel vivo. Carichiamo tutto sui kayak e scivoliamo in acqua, iniziando a pagaiare nel fiordo di Sermilik, uno di quei posti che ti fanno smettere di parlare dopo cinque minuti.

Gli iceberg qui non sono un dettaglio: sono ovunque. Galleggiano, ruotano lentamente, scricchiolano. Hanno forme assurde, colori che vanno dal bianco al blu elettrico, e una presenza che ti obbliga a stare concentrato ma anche incredibilmente calmo. Il kayak è il mezzo perfetto: silenzioso, lento, rispettoso. Ci muoviamo tra i canali d’acqua libera, scegliendo il percorso migliore, imparando a leggere il ghiaccio e il vento. È fisico, ma è anche meditativo. Braccia che lavorano, testa che si svuota.
Nel pomeriggio raggiungiamo il punto dove monteremo il campo. Dopo aver piantato le tende, ci concediamo un trekking nella tundra fino a un punto panoramico da cui il fiordo e il ghiacciaio davanti sembrano un quadro enorme appeso al mondo.
Si cena guardando il ghiaccio che cambia colore con la luce e si va a dormire in tenda, con quella stanchezza buona che arriva solo quando hai fatto qualcosa di vero. Questa è la prima notte da esploratori. E siamo solo all’inizio.
Si smonta il campo, si carica tutto sui kayak e si riparte. Ormai il gesto è più sicuro, il ritmo più fluido: il corpo ha capito cosa deve fare, la testa si è adeguata.

Oggi si pagaia più a lungo, entrando sempre più dentro il fiordo, dove il ghiaccio diventa protagonista assoluto. Gli iceberg qui non sono immobili: si muovono, si ribaltano, scricchiolano. Ogni tanto un blocco si stacca dal ghiacciaio e cade in acqua con un boato sordo. Non è pericoloso, ma è abbastanza vicino da farti stare zitto e guardare. E ascoltare.
Nel pomeriggio sbarchiamo e montiamo il campo in una posizione che sembra scelta apposta per farti dimenticare il concetto di “altrove”. Chi ha ancora energie può fare un trekking breve nella tundra, giusto per allungare le gambe e guardare il fiordo dall’alto. Gli altri restano al campo, che qui è già un posto perfetto così com’è.
Cena semplice, aria fredda che pizzica la faccia e luce che sembra non voler andare via. Si va a dormire in tenda con il ghiacciaio lì davanti, enorme e silenzioso.
Domani non lo guarderemo più da lontano.
Oggi lasciamo la canoa: ramponi ai piedi, casco in testa e andiamo ad esplorare il ghiacciaio.

Si cammina lentamente, imparando a leggere la superficie, a capire dove mettere i piedi, a fidarsi delle guide e del ghiaccio stesso. Ogni passo fa rumore, scricchiola, risponde. È fisico, concentrato, e incredibilmente affascinante.
Passiamo diverse ore esplorando il ghiacciaio, fermandoci spesso perché ogni angolo sembra chiedere attenzione. Non c’è bisogno di spiegazioni poetiche: basta guardarsi intorno per capire quanto siamo piccoli. Nel pomeriggio rientriamo al campo, stanchi nel modo giusto. Cena con vista fiordo, ghiaccio che galleggia lento e luce che non molla mai del tutto.
Si dorme ancora in tenda, con le gambe pesanti e la testa piena. Giornata pazzesca. Di quelle che restano.
Si smonta il campo per l’ultima volta. Ormai i movimenti sono automatici: kayak carichi, tende piegate, tutto al suo posto.

Si riparte in acqua per l’ultima tratta di kayak, salutando il fiordo con calma, come si fa con un posto che ti ha dato tanto. Si pagaia tra iceberg più distanziati, l’ambiente si apre, il ghiaccio piano piano diminuisce. È una navigazione più rilassata, quasi riflessiva. Nessuno ha troppa voglia di parlare, ed è perfettamente normale così.
Arriviamo di nuovo in zona abitata, dove il mondo ricomincia piano piano a fare rumore. Si rientra a Qassiarsuk, ci si lava (finalmente), si rimette addosso qualcosa che non profuma di spedizione e ci si guarda con quella faccia da “ok, questa ce la ricordiamo”.
Ultima sera insieme: cena calda, risate lente e il classico momento in cui realizzi che, in pochi giorni, sei passato da turista a esploratore con una certa naturalezza. Stanotte dormiamo in struttura. Domani si rientra.
Si smonta il Mellem Camp e si inizia la discesa. Dal ghiaccio puro si torna piano piano alla terra, ma il panorama non molla un centimetro.

Camminiamo nella tundra groenlandese, circondati da montagne verdi, vallate larghe e laghi che spuntano ovunque come se qualcuno li avesse sparsi a caso. Dietro di noi resta l’Inland Ice, una massa enorme e silenziosa; davanti, i fiordi che iniziano ad aprirsi verso il mare. È uno di quei paesaggi che ti fanno camminare più piano senza accorgertene.
Nel pomeriggio raggiungiamo il Qooroq Ice Fjord, dove uno dei ghiacciai più attivi del sud della Groenlandia scarica iceberg nel fiordo con una costanza impressionante.
Saltiamo su uno zodiac e navighiamo fin dove il ghiaccio lo permette: oltre, la densità di iceberg diventa totale. Blocchi enormi, acqua scura, silenzio rotto solo da scricchiolii e piccoli crolli.
In serata trasferimento in RIB boat attraverso il Tunulliarfik Fjord, spesso pieno di iceberg, fino a Qassiarsuk. Cena speciale con prodotti tipici groenlandesi, finalmente seduti, finalmente caldi, finalmente con il tempo di guardarci negli occhi e capire cosa abbiamo appena fatto. Notte in ostello a Qassiarsuk. Letto vero, ma testa ancora nel ghiaccio.
Oggi rallentiamo. Facciamo una passeggiata a Qassiarsuk, che oggi è un piccolo villaggio agricolo, ma un tempo era Brattahlid, la capitale della Groenlandia vichinga. Seconda notte a Qassiarsuk.

È qui che Erik il Rosso si stabilì nel 985, dando inizio alla colonizzazione nordica. Visitiamo le ricostruzioni della cappella e della longhouse, che aiutano a immaginare cosa significasse vivere qui mille anni fa, senza GPS e senza Gore-Tex..
Questa zona è uno dei luoghi più importanti della storia groenlandese: qui si incrociano cultura norrena e inuit, agricoltura europea e adattamento artico. Non a caso è oggi Patrimonio UNESCO come paesaggio agricolo all’estremo limite della calotta glaciale. Seconda notte a Qassiarsuk.
Ultima sveglia a Qassiarsuk. Colazione senza fretta, qualche ultimo passo tra i prati, le fattorie e il fiordo che ormai ci sembra quasi familiare.

È uno di quei posti che non fanno rumore quando li lasci, ma che continuano a farsi sentire dopo.
Salutiamo il villaggio e ci imbarchiamo di nuovo su una barca per attraversare il Tunulliarfik Fjord, questa volta in direzione Narsarsuaq. Anche oggi il fiordo è spesso costellato di iceberg, come se la Groenlandia volesse ricordarci fino all’ultimo dove siamo stati. Arrivati a Narsarsuaq, il luogo dove tutto era iniziato, chiudiamo ufficialmente il nostro arco groenlandese: dalla spedizione in kayak e sui ghiacciai, alla tundra, fino alla storia vichinga.
Qui c’è tempo per sistemare l’attrezzatura, fare un ultimo respiro di aria artica e guardare per l’ultima volta quel paesaggio enorme che per giorni è stato casa.
Da qui si riparte verso il mondo “normale”.
Con le braccia stanche, la testa leggera e la consapevolezza di aver attraversato uno dei luoghi più estremi e autentici del pianeta.
Sveglia a Narsarsuaq, ultimo caffè con vista su montagne e fiordo.

Oggi niente kayak, niente tende, niente ramponi: oggi si torna nel mondo dove esistono le notifiche e la gente si lamenta del traffico (teneri). Trasferimento in aeroporto e volo di rientro via Keflavík. Dormiamo qui! Ceniamo e festeggiamo la nostra impresa.
Oggi prendiamo un volo che ci riporta in Italia. Siamo a casa. Sigh.

ACCONTO E ISCRIZIONE
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🍌 Il Saldo restante sarà da versare 30 giorni prima della partenza (si paga direttamente nell'Area Personale);
🍌 Si può scegliere il pagamento tramite Bonifico o Carta (metodo di pagamento sicuro via Revolut);
🍌 Oppure puoi pagare il tuo viaggio fino a 4 rate con ALMA;
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https://www.viaggiaresicuri.it/find-country/country/DNK
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🍌 Qualsiasi Visto o tassa governativa, sarà a carico di ogni partecipante
🍌 L’acconto è da versare al momento dell'iscrizione e serve per confermare la propria partecipazione al viaggio;
🍌 Il Saldo è da versare 30 giorni prima della partenza (si paga direttamente nell'Area Personale);
🍌 Si può pagare tramite Bonifico, Carta (metodo di pagamento sicuro via Revolut) o sistema di rate Alma;
🍌 Il costo finale del viaggio, inclusi gli extra, sarà mostrato durante il processo di iscrizione e nell'Area Personale;
🍌 Prima della partenza potrai stipulare un'assicurazione per annullamento viaggio che copra in caso di annullamento secondo le casistiche disponibili ed elencate nel PDF assicurativo. Trovi il PDF consultabile e scaricabile durante il processo di iscrizione, prima della conferma viaggio;
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🍌 Sto Gran Tour non si assume responsabilità nel caso in cui il motivo dell'annullamento viaggio del partecipante non dovesse rientrare tra le casistiche coperte dall'assicurazione.
La disposizione degli alloggi è indicata nella scheda "Dettagli di Viaggio", alla voce Alloggi. Tuttavia, a seconda della data di partenza e del viaggio, la sistemazione segnalata sul sito potrebbe variare rispetto a quella descritta. Per questo motivo, non troverai mai scritto che una determinata tipologia di stanza (doppia, tripla o quadrupla) è garantita al 100%. Spesso, infatti, la disponibilità dipende dai fornitori e non è sotto il nostro pieno controllo.
💡 Viaggiare in gruppo significa condividere, ed è parte della magia del viaggio! Potrebbe capitare di dividere, oltre a un’esperienza incredibile, anche la stanza e, in alcuni casi, il bagno.
Se per te avere una camera doppia è questione di vita o di morte (ma proprio che senza non puoi sopravvivere), scrivici prima della partenza! Così evitiamo problemi, malintesi e inutili rotture di minch** per entrambi.
In tutti i nostri viaggi è sempre incluso il bagaglio a mano e, dove previsto, la priority. Il bagaglio da stiva, invece, non è incluso, a meno che la compagnia aerea non lo offra già nella tariffa base (cosa sempre più rara, come i panda albini).
Ora, parliamoci chiaro: noi sconsigliamo di imbarcare il bagaglio da stiva. Perché? Perché le compagnie aeree, nella loro infinita imprevedibilità, lo perdono. E ritrovarsi senza vestiti o altro, non è il modo migliore per iniziare un viaggio.
Ma se per te partire senza la valigia è impensabile, tipo che senza il tuo phon ionico non puoi sopravvivere, allora nessun problema! Puoi aggiungere il bagaglio in stiva pagando il supplemento della compagnia aerea, che ti comunicheremo dopo l’acquisto del volo.
Occhio! Il rischio di smarrimento del bagaglio è sempre dietro l’angolo, indipendentemente dalla compagnia aerea. Chi decide di imbarcarlo, lo fa consapevolmente e a proprio rischio.
Sto Gran Tour non si assume alcuna responsabilità per bagagli smarriti, dispersi o teletrasportati in dimensioni parallele.
I Capisquadra delle nostre spedizioni sono membri scelti del nostro team, ragazzi esperti in varie discipline che hanno dedicato la vita al viaggio (tutte le info sul Team nella pagina “Chi Siamo”).
Il Caposquadra supporta il gruppo nello svolgimento del viaggio, nella logistica e tecnica: dallo scegliere la pressione delle gomme in Namibia, ai consigli sui tuk tuk in Sri Lanka, dal decretare il vincitore nel tiro con l’ascia in Islanda, al valutare la giusta quantità di provviste prima di entrare nel deserto. Il Caposquadra coordina le tempistiche ed è sempre in contatto con lo staff in ufficio e i collaboratori in loco.
In genere questa figura è giovane, bella, simpatica e divertente. Soprattutto Gab. Se nutrito a dovere è un perfetto compagno di viaggio.
Chi non sono i capisquadra Sto Gran Tour? Dei ragazzetti impreparati, che accompagnano gruppi una tantum per farsi il viaggetto aggratis. Il tuo tempo libero, merita rispetto e preparazione.












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