
Viaggio di gruppo Messico Día de los Muertos
Viaggio di gruppo alla scoperta del Messico durante il Día de los Muertos.
Gli espertoni dicono che il Messico, durante il Día de los Muertos, sia il posto più vivo che esista al mondo. Sì, vivo: è proprio quando vanno a salutare i morti che questi messicani tirano fuori il meglio. E noi vi ci portiamo, con un viaggio di gruppo in Messico di 12 giorni che attraversa il cuore coloniale del Paese mentre cempasúchil, calaveras e pan de muerto invadono ogni piazza e ogni vicolo.
Nel nostro itinerario di Viaggio in Messico per el Día de los Muertos partiamo da Città del Messico e scendiamo verso sud, tra città coloniali, piramidi precolombiane e villaggi indigeni, per poi risalire lungo la costa del Golfo. Ci muoveremo con dei minivan comodi e in ogni tappa avremo una guida locale: non ci serve per capire il mole (quello si capisce da solo, dalla prima cucchiaiata), ma per entrare nelle storie giuste al momento giusto. Toccheremo Teotihuacán, la "Città degli Dei", saliremo sopra piramidi azteche con un fiato un po' corto (siamo a 2300 metri, non sono le Ande ma fa la sua parte), e ci faremo travolgere dalla Parata tra Vivi e Morti di Puebla la sera del 31 ottobre. Poi due giorni a Oaxaca in pieno Día de los Muertos (e qui sì che si capisce perché il Messico è il Messico), ci faremo benedire da una vera strega di Catemaco.
Insomma insomma, che figata sto Messico! Ecco un bel recappone banonasamente puntato sulle nostre tappe:
🍌 Mexico City e Teotihuacán;
🍌 Puebla, la città della talavera;
🍌 Oaxaca, la "città di giada", durante il Día de los Muertos;
🍌 San Cristóbal de las Casas e il suo mercato indigeno; 🍌
Le teste olmeche giganti di Villahermosa;
🍌 Catemaco, paese di streghe (vere);
🍌 Cholula, con la piramide più grande del mondo;
🍌 ...e un botto di altra roba, tipo chapulines (sì, cavallette fritte, e sono buone) e mole talmente buoni che vi cambiano la vita.
Preparate lo zaino per questo tour di gruppo: si parte per il Paese dove i morti ballano, si parte per il Messico. Pronti?!






Incredibile ma vero, il nostro viaggio inizia con un volo aereo che ci porterà a Mexico City. Ancora più incredibile il fatto che atterriamo verso sera, grazie alla magia del fuso orario. Sfatti come cocchi dal viaggio, mangiamo e poi filiamo a letto, a ricaricare le batterie per domani!

Oggi è giornata di assestamento a Mexico City, che tra fuso orario e altitudine (siamo a 2240 metri) il corpo ha bisogno dei suoi tempi.

Si gira il centro storico, si mangiano i primi tacos al pasto (e si capisce subito che le sette catene di tacos in Italia non ce ne avevano fatto capire molto), si fa un giretto al Palacio de Bellas Artes e poi al Templo Mayor.
Per chi vuole spingersi un po' più in là, ci sono due attività extra che mettono a fuoco subito di che pasta è fatto questo Paese. Una è andare a Teotihuacán la "Città degli Dei" (vedi scheda attività extra) una piana di piramidi vecchie come il Cristianesimo dove gli aztechi facevano i loro affari ben prima che gli aztechi esistessero. L'altra invece è scendere a Xochimilco, dove i canali si riempiono di altari galleggianti decorati con cempasúchil, archi colorati e calaveras di azúcar (sì, teschi di zucchero, da mangiare).
A fine giornata ci si ritrova tutti per cenare insieme, e la cucina messicana farà quello che sa fare meglio: cambiarvi la giornata.
Oggi è il 31 ottobre. Mentre in Italia i bambini si vestono da fantasmi per chiedere caramelle, qui in Messico va in scena una delle parate più belle dell'anno: la "Parata tra Vivi e Morti", che attraversa il centro storico di Puebla come un fiume di costumi, calaveras, mariachi e cempasúchil.

Ci svegliamo a Mexico City, montiamo in van e in poco più di due ore siamo dentro la festa. Puebla è una città coloniale stupenda, e diversa da tutto quello che avete visto: le facciate sono ricoperte di talavera, la ceramica blu e bianca che si fa solo qui, e tutto sembra una porcellana gigante. Lo Zócalo è patrimonio UNESCO dal 1987 (qui sotto sono mezzi tutti, una volta che si è imparato come fare). Visitiamo la Cattedrale, ci facciamo un giro nel Mercado El Parián per fare razzia di souvenir senza vergogna, e ci infiliamo nel Callejón de los Sapos - il "Vicolo dei Rospi" - dove tra antiquari e cantanti improvvisati si trova roba bella e roba bruttissima, entrambe imperdibili.
La sera, fuori a vedere la sfilata. Rientro in hotel quando ci pare. Domani altra strada, ma stasera è solo festa.
Sveglia presto e via, oggi sono cinque ore di strada attraverso paesaggi di montagna che cambiano in continuazione. Ne approfittiamo per dormire un po' nel van, perché stasera ci sarà da stare in piedi.

Arriviamo a Oaxaca a metà pomeriggio. Oaxaca viene chiamata "la città di giada" per la sua pietra verde locale, ed è patrimonio UNESCO anche lei. È una di quelle città dove si cammina pian piano, dove tutto sa di cioccolato (e sì, Oaxaca è la patria del cioccolato messicano) e di mole. Visitiamo la Chiesa di Santo Domingo (uno dei gioielli barocchi del Messico, oro dappertutto, da rimanere a bocca aperta), la Cattedrale, e il Mercado Juárez, in piedi dal 1893, dove tra mole, mezcal, chocolate e chapulines si trova l'artigianato più bello del Paese.
Chi vuole, può aggiungere l'attività extra al sito archeologico di Monte Albán, l'antica capitale zapoteca su un altopiano a 2000 metri con una vista a 360° che ti si stampa in testa. Pure questa è UNESCO, ovviamente.
Stasera è il 1° novembre: la festa entra nel vivo, muerteadas in ogni piazza e cimiteri illuminati a giorno con migliaia di candele. Ah, in Messico al cimitero non ci si va per piangere, ci si va per festeggiare; qui le nonnine, invece di portare i fiori al marito morto, gli portano la chitarra e il mezcal.
Mattinata libera a Oaxaca per godersi l'ultimo giorno di festa. È il 2 novembre, il giorno più sacro, quello in cui le anime dei morti tornano davvero (ce lo giurano).

Ci sono sfilate di mojigangas alti tre metri, le Chinas Oaxaqueñas in costume tradizionale che ballano per le strade, e gli altari di famiglia (le ofrendas) belli come scenografie del film Coco. È il giorno di cui parlerete per anni quando qualcuno vi chiederà del Messico.
Verso le 15:00 si parte per Tehuantepec, già verso la costa. Cinque ore di strada attraverso un paesaggio che cambia in continuazione, e quando arriviamo è buio. Doccia, cena, e a letto. Ce lo meritiamo.
Ci alziamo presto per affrontare la trasferta più lunga del viaggio: circa sei ore verso San Cristóbal de las Casas, la città-gioiello del Chiapas.

Anche qui paesaggi che cambiano: dal caldo della costa si risale in montagna fino a 2200 metri, e alla fine si entra in un'altra dimensione.
San Cristóbal è una città colorata, pacata, con muri ocra, rosa e indaco. Ci si gira tutta a piedi. Visitiamo la Cattedrale, il Tempio di Santo Domingo con la sua facciata di pietra rosa scolpita come un merletto, e il mercato indigeno dove le donne tzotzil e tzeltal vendono in costume tradizionale. C'è anche una sezione di piante mistiche e medicinali — diciamo che alcune di quelle piante non sono lì per fare il decotto della nonna.
Per chi vuole, l'attività extra del giorno è l'escursione al Cañón del Sumidero (vedi scheda attività extra), un canyon profondo 1000 metri da percorrere in motoscafo lungo il Rio Grijalva. Coccodrilli inclusi nel prezzo. Tornati in città, cena e a dormire: stiamo accumulando km, ma anche posti del cuore.
La mattina ultimo tuffo nelle vie San Cristóbal per spostarci verso... bé, verso un altro paradiso!

Si scende verso la pianura e ci si dirige a Villahermosa. Quattro ore e mezza di strada, e l'arrivo vale tutta la giornata. Andiamo al Museo de La Venta, un parco-museo nel mezzo della giungla, sulle rive di una laguna. Lì ci sono le teste colossali olmeche, tre metri di pietra scolpita 3000 anni fa, che sembrano aver visto un fantasma e siano rimaste così. Tutto attorno giaguari, coccodrilli, scimmie ragno e altre bestiacce della zona, perché tanto stiamo nella giungla, no? E va detto che vedere un giaguaro a tre metri ti rimane in testa per un po'.
Tornati a Villahermosa, cena. Stasera niente acrobazie, domani guidiamo ancora.
Oggi si va a Catemaco, sulla costa del Golfo, e va detta una cosa subito: Catemaco è famoso per le streghe. Vere.
È uno dei pochissimi posti al mondo dove sciamani, guaritori, brujos e indovini lavorano ancora seriamente, e le tradizioni si tramandano di generazione in generazione. Ci sono i limpias (purificazioni rituali con erbe e fumi), c'è chi ti legge il futuro, c'è chi ti toglie l'occhio storto se ce l'hai, e c'è la gente del posto che la prende molto, ma molto sul serio.
Chi vuole prova, gli altri si godono la laguna di Catemaco, che è un posto bellissimo a prescindere dalle streghe. A cena pesce della zona, e poi a dormire. Magari con un occhio aperto.
Tre ore e mezza di strada e arriviamo a Veracruz, la prima città fondata dagli spagnoli sul continente americano (boom, fatto storico random).

La Plaza de Armas è una bellezza coloniale di edifici del Cinquecento: c'è il Municipio del 1609, c'è la Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione, ci sono i portales del Settecento dove ancora oggi si beve mojito al tramonto.
Qui c'è anche uno degli alberghi più antichi delle Americhe, l'Hotel Imperial, dove hanno dormito Massimiliano d'Asburgo, Porfirio Díaz e mezza storia del Messico. Noi non ci dormiamo perché costa un occhio, ma ci facciamo un giretto nel suo ascensore di lusso ottocentesco e ci sentiamo molto fighi.
A fine giornata si torna in piazza, dove i pensionati di Veracruz ballano la bomba meglio di chiunque altro al mondo, e si beve qualcosa con i piedi quasi nell'oceano. Bella vita.
Ci rimettiamo in marcia verso ovest, direzione Cholula (e poi Puebla, dove dormiamo l'ultima notte). E qui c'è una chicca che pochi conoscono: a Cholula c'è la piramide più grande del mondo per volume.

Sì, più grande di quella di Cheope. Solo che è ricoperta di erba, sembra una collina, e in cima (perché tanto, gli spagnoli, quando arrivavano da qualche parte facevano sempre così) ci hanno costruito sopra una chiesa cattolica, il santuario della Vergine dei Rimedi.
Si sale, e da quassù la vista è scandalosa: la valle di Puebla, i vulcani Popocatépetl e Iztaccíhuatl che fumano in lontananza, e Puebla in fondo. Discesa, transfer veloce a Puebla.
Cena dell'ultima sera. E che fai, non vuoi brindare con un Margarita? Sì che vuoi.
Mattinata di colazione lenta, poi giù verso Mexico City e all'aeroporto. Ci salutiamo all'imbarco, ognuno sul proprio volo. E si torna a casa con mille foto, qualche bottiglia di mezcal nascosta nello zaino e una certezza: il Messico è uno di quei posti dove si torna. Sempre.

Ci tocchiamo tutti per vedere che sia vero, ma è proprio così. Siamo atterrati in Italia: siamo a casa.

ACCONTO E ISCRIZIONE
Per iscriversi è necessario:
🍌 Versare un acconto di 1600€ al momento dell'Iscrizione;
🍌 Il Saldo restante sarà da versare 30 giorni prima della partenza (si paga direttamente nell'Area Personale);
🍌 Si può scegliere il pagamento tramite Bonifico o Carta (metodo di pagamento sicuro via Revolut);
🍌 Oppure puoi pagare il tuo viaggio fino a 4 rate con ALMA;
Il costo finale del viaggio, inclusi gli Extra che selezionerai, sarà mostrato durante il processo di iscrizione e nell'Area Personale.
Una volta completata l'iscrizione potrai accedere tua area personale, dove troverai la lista dell'attrezzatura da portarti in viaggio, il gruppo wazzzup del gruppo che si attiverà 30gg prima della partenza, i biglietti aerei col check in già fatto e altro materiale.
Volo intercontinentale da/per l'Italia;
Transfer da/per l'aeroporto a Città del Messico;












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