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Come nasce il Team di SGT?

Erica è accanto a me, aspetta che io scriva. Mi sta costringendo a regalarvi un pensiero sulla nascita del Team di Sto Gran Tour e il suo entusiasmo nel voler leggere cosa ho da dire è pari solo alla mia poca voglia di farlo. Nessuno mi dice quello che devo - o non devo fare.
Allora questo testo aziendale sarà il più sarcastico possibile, non sense e dispregiativo verso il mondo - e soprattutto verso il mio stesso team.

So già che sarebbe un testo lungo e banale. È come quando ascolti la storia del matrimonio del tuo lontano cugino: per chi la racconta è avvincente e romantica, ma è palese che lei ormai vive sull’orlo dell’obesità e lui ha l’amante. Le storie personali degli altri fanno schifo, e così anche quella del nostro Team. Oppure no?

Io sono un creativo: una mente brillante e geniale e per quelli come me lavorare in gruppo non è un’opzione. Ci sono dei flussi mentali impossibili da domare e difficili da comprendere, figuriamoci delegare o collaborare. Meglio snobbare e trattar male chiunque.
A furia di non considerare possibili collaboratori, accanto a me sono rimasti solo i migliori, i più intelligenti (Erica stava sbirciando). Io invece penso che siano i meno furbi, quelli che non avevano nessuna voglia di trovare lavoro altrove perché, sotto sotto, erano come  e: esplosivi, turbolenti e vogliosi di fare qualcosa di unico.

Prendi Luca per esempio. È un professore universitario e ha lavorato per anni in agenzie creative, tipo a Milano e cose del genere. Chi glielo fa fare a stare appresso alle mie migliaia di richieste strane? Alla fine ha infilato un elefante dentro una banana.

Erica fresca fresca di laurea in qualcosa tipo cooperazione internazionale (con 2 master in comunicazione e marketing aggiunge lei), insomma una di quelle lauree con cui trovare lavoro in Italia è difficilissimo. Ha passato 6 mesi di colloqui per finire con un invidiabilissimo contratto a tempo indeterminato, in una delle migliori aziende del settore.
Dopo poco si è licenziata perché, anche se millantava una voglia matta di stabilità, è quella che non vuole ammettere che da un giorno all’altro si trasferirebbe dall’altra parte del mondo per fare qualcosa di diverso e unico. Come ha fatto per Sto Gran Tour.

Francesco. Non conosco nessuno più pacato di quest’uomo. L’ho conosciuto per caso e l’ho praticamente trascinato in Namibia avvisandolo il giorno prima della partenza, in quel viaggio ha passato una notte chiuso in macchina, insabbiato tra i leoni. Eppure è ancora qui con noi e ditemi se una persona così è furba. Sono due le cose: o non aveva niente di meglio da fare.

C’è tanta altra gente nel Team, ne ho contati una dozzina. Alcuni non sanno pronunciare nemmeno la “R”, come Marta, quella che fa le riprese, altri spaccano ogni auto a noleggio che gli dai in mano, come quel casinista di Leo. La prima volta in Islanda Leo ha sfondato un lunotto contro l’unico palo islandese e si è fatto 800Km di notte, avanti e indietro col gelo più totale per cambiarlo.

Nella squadra c’è qualcuno che non ho nemmeno mai visto, tipo Andrea, e poi lavoriamo con un sacco di collaboratori esterni che ci spillano un sacco di soldi perché dicono di essere i migliori.

Insomma, il Team è composto da persone che hanno un numero inquantificabile di difetti, che non sono per niente simili a me e che sono così abili nel seguire le loro più innate potenzialità, da risultare strani, così strani che con loro non passerei nemmeno un minuto del mio tempo libero.

Eppure questa gente è la squadra migliore che io abbia mai visto in vita mia. Nonché l’unica.

In ogni caso lavoro solo con gente strana e che conosco per caso, quindi è inutile che mandate i curriculum.

Gab

credits logicweb

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